Yerevan: la città raccontata da un “homo urbanus”
Oggi lasciamo la parola a Luca, un amico che ha deciso di raccontare la sua esperienza personale a Yerevan, in Armenia. Io ho avuto il piacere di aiutarlo nella costruzione dell’itinerario, nella ricerca dei voli e nella selezione degli hotel (quando nell’articolo leggete Claudia, sono sempre io), ma quello che troverete qui è interamente il suo punto di vista.
Un punto di vista autentico e molto diverso dal nostro modo di viaggiare. Luca si definisce infatti “homo urbanus”, mentre noi, se dobbiamo scegliere, tendiamo più verso la natura che verso le città. Lui è praticamente l’opposto di noi, ed è proprio per questo che ci è sembrato interessante lasciargli spazio in questo articolo.
Perché quando andremo anche noi in Armenia, è molto probabile che vivremo un’esperienza di viaggio completamente diversa dalla sua. Ed è anche questo il bello del viaggio: non esiste un unico modo di viaggiare, perché non siamo tutti uguali e ogni esperienza è diversa. Ed è proprio per questo che nel mio lavoro da Travel Designer è fondamentale capire chi ho davanti, perché ogni viaggiatore ha il suo modo unico di vivere il mondo, e non tutti viaggiano come noi.
Quella che trovate qui sotto è la versione urbana dell’Armenia raccontata da Luca. Buona lettura.
Yerevan secondo Luca, l’homo urbanus
La debita premessa a questo mio resoconto di viaggio e che non sono mai stato un viaggiatore “ordinato”. Il mio concetto di viaggio è “parto e poi vedo” e questo, spesso, è stato motivo di sconcerto per chi aveva la sfortuna di accompagnarmi.
Intendiamoci, non è che parto manco sapendo dove vado, ma spesso la mia scelta o programmazione si riduce a decidere le tappe, prenotare gli alberghi ed i trasporti e dare un’occhiata alle principali attrazioni di ciascuna tappa. Se qualcuno mi chiede “che bello vai a xxx, cosa visiterai?”, la mia risposta standard è: “decido quando arrivo”. E’ quasi sicuramente una questione di imprinting: i miei genitori per il loro viaggio di nozze in auto avevano programmato di arrivare a Napoli partendo da Torino: ora di ritornare erano fermi a Tarquinia.
Questo lungo sproloquio per dire innanzitutto che se non avessi avuto il supporto di Claudia, probabilmente sarei sceso a Belgrado “perchè sì” e poi per chiarire che non avrete da me un diario di viaggio scandito per giorni, ma una serie di impressioni ed eventi ordinate per “argomenti”.
Quando: tempo e storia
Sono stato a Yerevan dal primo all’8 marzo 2026, con notevole fortuna sono decollato a non meno di 24 ore dal momento in cui due nazioni governate da nazionalisti integralisti religiosi e maschilisti sostenitori della violenza come risoluzione dei problemi hanno deciso di dover ribaltare un governo di nazionalisti integralisti religiosi e maschilisti sostenitori della violenza come risoluzione dei problemi. Che tempi meravigliosi per essere vivi!
La sicurezza percepita in Armenia
La mia destinazione, Yerevan, capitale dell’Armenia si trovava a poca distanza dalla zona di guerra e così ho potuto confermare la prima cosa che mi veniva detta dell’Armenia. L’Armenia è una nazione sicura.
Non parlo della “sicurezza” come ci hanno abituati ad interpretarla: la mancanza di criminalità evidente o rampante. Certo, esiste anche questa componente e posso dire che in nessuno dei miei sette giorni da turista ho avuto anche solo la minima percezione di poter essere infastidito, nonostante abbia girato da solo a piedi in aree che non erano certo centri asettici e gentrificati (ci arrivo più avanti).
Ma quella che a Yerevan percepivo era la sicurezza di una nazione che ha fatto le sue scelte e, a quanto sembra, è riuscita a tenersi fuori da logiche completamente demenziali.
Certo, continuano ad avere un rapporto burrascoso con il vicino Azerbaijan, un litigio che volendo probabilmente si potrebbe far risalire ai tempi di Assiri e Babilonesi, ma penso significhi qualcosa che pur avendo girato in lungo ed in largo il centro di Yerevan, visto il Palazzo del Governo, i ministeri, il municipio, soggiornato a fianco dell’Ambasciata di Svezia e quella di Francia, tutti i poliziotti che ho visto e tutte le guardie consolari avevano radiolina e manganello, niente armi da fuoco.
Se considero che in periodo di “pace” nella mia città qualcuno ha avuto la bella idea di schierare militari armati di mitragliatore nelle stazioni, nei mercati e nelle zone “brutte”, mi chiedo chi abbia la concezione più autentica e ragionevole di “mostrare sicurezza”.
Dove: Yerevan in Armenia
Yerevan è l’ultima capitale dell’Armenia, stabilita nel 1918 in una città che esiste in maniera praticamente ininterrotta dal 782 Avanti Cristo (circa, mese più, mese meno…) ed è una città le cui zone sembrano “cadute lì”, su queste colline terrose scavate ai lati da fiumi in gole profonde, da diverse parti della storia e del mondo.
E’ una città di cui posso dire con la massima sincerità che quasi nessun monumento mi ha impressionato, con questa architettura massiccia che pare un moderno gotico privo di qualsiasi levità, ma che mi ha interessato a non finire, sorprendendomi in continuazione con la sua “naturale mancanza di armonia”.
E’ difficile da spiegare per noi che siamo ormai assuefatti a centri cittadini gentrificati, pulitissimi, modernizzati che espongono quello che hanno di storico come fosse un orologio Piaget in oro rosa del 1920, non qualcosa che capisci ma qualcosa di cui ti vanti, ma il centro di Yerevan, che giri tranquillamente a piedi in lungo e in largo, è un luogo “diseguale”.
Per raggiungere il centro dal primo albergo in cui ho soggiornato, dovevo superare una collinetta che pareva letteralmente essere sorta sopra le macerie di case su cui erano state costruite altre case, precarie e sicuramente fuori da qualsiasi norma edilizia ma che non sembravano abitate da “miserabili”.
Ad un certo punto, però, a sezionare questa collinetta si ergeva, quasi impossibile da inquadrare in un’unica foto, l’enorme hotel di super lusso “The Dvin” della Seven Visions Resort.
Centro, contrasti e memoria storica
Superato il The Dvin e la sua impossibile estensione, scendendo da questa stramba collinetta costruita letteralmente dalla storia attraversavo una zona di “Block” prefabbricati sovietici, incredibili nella loro totale mancanza di estetica che possiamo ritrovare proprio solo nell’architettura popolare italiana anni ’70 e fiancheggiando un enorme palazzo governativo abbandonato arrivavo ad un lungo viale-parco cittadino perfettamente tenuto che procedeva rettilineo tra due ali di palazzi moderni ed indicava il mio ingresso nel centro cittadino vero e proprio.
Nel cuore amministrativo, sociale ed economico di Yerevan. Palazzi delle banche, ristoranti di pregio, locali da movida.
E a metà del parco, a neanche 300 metri da Piazza della Repubblica, sede di ministeri, governo, Museo Nazionale e l’enorme Marriot Hotel, una parte di docks e case di inizio 900, alcune diroccate, alcune ancora abitate o usate da artigiani, negozianti ed autoriparatori, quasi come a dire “vabbeh, ma fino a che resta in piedi, io qui ci abito, ci vivo, ci lavoro… quale è il problema?”.
Non era, su questo vorrei essere chiaro, una “baraccopoli”: le baraccopoli sono organismi che la città, soprattutto ora, cerca di espungere e ignorare relegandovi i “marginali”. Erano parte integrante del centro e, girando, ne avrei viste altre frequentate da persone che non avevano nessuno stigma di “marginalità”.
A ben pensarci forse solo con questa urbanistica così “consolidata” potevano trovare luogo e giustificazione monumenti come il Matenadaran, il monumento-museo bibliografico che raccoglie come tempio-cassaforte codici miniati e testi da ogni parte del mondo, o la “Cascata”, l’impossibile fontana/scalinata/museo di arte applicata che copre il pendio della collina che troneggia sul centro cittadino.
Perchè: homo urbanus
Una cosa che mi sono dimenticato di dire sul turista che non sono e credo sarò mai è che non sono il turista che cerca la natura incontaminata. La natura mi piace, anzi mi da pace e vivo male la distruzione insensata e trascurata a cui la sottoponiamo, ma riconoscendo di avere la fortuna di essere nato in un paese, l’Italia, che quanto a natura ne ha per tutti i gusti, non ho mai ritenuto di doverne fare il fulcro della mia esplorazione.
Le città, invece, le adoro.
Per me turismo è spendere giorni nel centro e poi saltare su un mezzo pubblico diretto nella periferia più lontana solo per vedere come cambia l’architettura, bearmi dei diversi modi di creare le insegne, stupirmi quando scopro che altre nazioni non considerano il piano terra come il piano deputato ai locali di ristorazione e altre attività commerciali ma le distribuiscono in alto, in basso, in ogni dove, camminare in lungo e in largo per i parchi, guardare come attrezzano le varie aree e, soprattutto, guardare come integrano il loro passato con il loro presente: ne sono orgogliosi, lo considerano una merce preziosa, gli è indifferente o, addirittura, sembrano vergognarsene al di là delle dichiarazioni propagandistiche.
Armenia tra storia e identità
L’Armenia, abitata da tempi immemori e localizzata laddove si ritiene sia nata la civiltà urbana eurasiatica, era una tappa necessaria. Quasi scontata.
Quello che ho trovato è stato però un po’ diverso da come me lo aspettavo.
Gli armeni sono evidentemente orgogliosi del loro retaggio ma allo stesso tempo sembrano anche incredibilmente orgogliosi di essere sopravvissuti alle prove che gli ha inflitto la storia (sono stati tante volte una potenza regionale quante volte hanno dovuto fuggire a persecuzioni genocide) distribuendosi ai quattro angoli del globo ed integrandosi in culture lontane.
I loro musei ed i loro documenti storici parlano di fratelli da generazioni ormai lontane come fossero eroi nazionali – William Saroyan, celebrato come uno dei loro più grandi scrittori contemporanei, nacque e morì a Fresno, in California – e glorificano stranieri che hanno contribuito alla loro storia e cultura come fossero sangue del loro sangue – Sergei Parajanov, regista adorato dai cultori dell’ottava arte di tutto il mondo, nasce in Georgia e passerà solo gli ultimi 21 anni della sua vita in Armenia.
Conseguentemente nei loro musei ho visto opere d’arte debitrici e creditrici di quasi ogni stile e scuola io abbia conosciuto nella mia limitata esperienza, come ho potuto apprezzare i reperti miniati e le testimonianze antiche e moderne di uno tra gli alfabeti più armonici io abbia mai visto: una grafia che li rendeva più simili a partiture musicali che non a testi.
Manco a dirlo gli armeni sono giustamente orgogliosi di ciò e hanno dedicato il già citato Matenadaran a Mesrop Mashtots il teologo paleocristiano (361-440 DC) che formalizzò è diffuse questo alfabeto come pietra su cui rifondare la loro storia.
Religione e patrimonio storico
A questo punto giova dire che un altro motivo di orgoglio patrio è il definirsi la prima nazione della storia ad abbracciare la religione cristiana, nella forma di Cristianesimo Apostolico, grazie all’intercessione di San Gregorio Illuminatore che, erede degli apostoli Bartolomeo e Taddeo a cui si attribuisce l’evangelizzazione in Armenia, dopo essere stato consigliere ed amico del Re Tiridate III, prigioniero e perseguitato per complotti di corte, alla fine miracolosamente guarì il re da una follia maledetta e ottenne nel 301 DC il riconoscimento della religione cristiana come religione di stato.
Certo, gli eventi storici furono, probabilmente, meno appassionanti della leggenda che li racconta: una leggenda di amicizia tradita, di nobili cristiane illibate concupite e martirizzate da uomini tentati dal male e dalla follia e, appunto, rinsaviti per grazia della volontà divina di cui un uomo savio fu intercessore, ma di questa storia in Armenia restano le solide testimonianze.
Il Monastero di Khor Virap, tra i più antichi della storia, costruito sulla cella sotterranea su cui San Gregorio fu confinato nella speranza che morisse liberando il reame dall’incombenza di giustiziare una persona di tale importanza e da cui uscì per ascendere alla gloria, la Chiesa di Santa Hripsime, la bella monaca di cui Tiridate III si invaghì e poi uccise assieme alle compagne non tollerando che le si fosse rifiutata e, chiaramente, la Cattedrale di Echmiadzin, reliquiario di San Gregorio e sede del Catholicos (patriarca) a guida della confessione Apostolica Armena.
Come: a piedi e in tour
Possiamo andare a conclusione con quelle che sono le mie modeste raccomandazioni basate su un’esperienza di pochi giorni.
Per raggiungere Yerevan dall’Italia le scelte principali sono due: la Ungherese WizzAir e AirOne Armenia. Per vari motivi ho provato entrambe e nella mia opinione, pur essendo entrambe compagnie low-cost, AirOne Armenia è meno sfacciata nel cercare di farti pagare anche l’aria che respiri. Sappiamo come funzionano i voli Low-Cost, non è uno scandalo, ma non necessariamente dobbiamo incoraggiare certe pratiche: offrire almeno un bicchier d’acqua per un volo di quattro ore è un segno di rispetto che ho apprezzato.
Arrivati a Yerevan, Zvartnots International Airport, troverete un aeroporto piccolo (a naso le dimensioni mi sembrano quelle del mio amato Aeroporto Sandro Pertini – Torino) ma efficiente, che per passare i controlli di sicurezza richiede ad un cittadino UE il solo passaporto valido (e, ovvio, il rispetto delle consuete regole su cosa si porta).
Gli Affitti auto (le norme stradali e la guida sono quelle a cui siamo abituati e non serve la patente internazionale) si trovano subito fuori dalla dogana, nell’area arrivi, come alcuni box di supporto turistico che, però, non sono aperti 24/24 (nonostante quello che potreste leggere). Se non avete affittato auto, potete raggiungere la città con l’autobus (passaggi abbastanza frequenti) o con l’infinita quantità di tassisti che vi aspetta al varco e che vi si proporrà. Una corsa da Aeroporto a qualsiasi area di Yerevan costa l’equivalente di 15-17€.
Se mi chiedete “come posso riconoscere un tassista autorizzato da un irregolare” la mia risposta è: “non ne ho la minima idea”. Tutte le macchine di servizio che ho visto non avevano segni di riconoscimento evidenti. Il consiglio qui è di prenotare prima con qualche intermediario (nel caso Claudia saprà sicuramente darvi nomi e riferimenti) o confidare sul fatto che si sta parlando con gente civile (ricordate la mia impressione sulla sicurezza).
Hotel e ospitalità a Yerevan
A livello di hotel, tenendo conto del cambio favorevole, fuori stagione Claudia mi ha recuperato delle intere suite famigliari con ingresso, soggiorno e ampio bagno per il prezzo che in Italia avrei pagato per una singola di 18mq.
Tra gli alberghi che ho usato quello che mi ha impressionato più positivamente è stato il Moscow House, che si trova proprio di fronte al municipio. La struttura in sé è enorme e con qualche anno (infatti stavano ridipingendo la enorme hall e forse anche per questo il prezzo era un’occasionissima), ma estremamente comoda (anche logisticamente) e con il bonus di un Direttore che è un consumato venditore ben conscio di come la presentazione sia metà della vendita, soprattutto in una questione delicata come il dare accoglienza. La vista dalle camere, poi, è piuttosto “monumentale”.
Yerevan Card
Una grossa incognita fin dalla mia partenza è stata l’opportunità di fare la Yerevan Card: una tessera-convenzione che offre molteplici servizi di durata variabile da 1 a 10 giorni.
Tra i servizi più interessanti ci sono sicuramente l’accesso gratuito a tutti i musei pubblici più importanti e che inevitabilmente si dovrebbero vedere, una quantità notevole di Case Museo, una corsa gratuita in taxi da o verso l’aereoporto che si può spendere anche fuori dai giorni di validità, una visita guidata presso i siti archeologici fuori Yerevan e una Sim-Card con minuti di telefonia nazionale e 7GB di banda internet.
I servizi che invece ho trovato più “deboli” sono stati i biglietti gratuiti, uno per giorno, per i mezzi pubblici – il centro di Yerevan si gira tranquillamente a piedi e merita di essere girato a piedi – e l’autobus turistico panoramico che, spiace criticare, partiva solo se c’era un numero minimo di passeggeri.
Alla fine, considerando il rapporto costo/comodità, consiglio comunque di farla, anche solo per la corsa gratuita andata o ritorno e per il vantaggio di avere la SIM configurata direttamente dal personale dell’ufficio vendita che evita un po’ di mal di testa.
Ah, visto il tempo che ho messo a trovare l’ufficio vendita centrale, nascosto nell’edificio della Filarmonica a fianco del Museo Nazionale, forse è meglio che lo ripeta: l’ufficio centrale per l’acquisto della Yerevan Card, e l’unico – spiace dirlo – i cui orari di servizio corrispondano a quanto scritto sul sito, si trova all’interno della Filarmonica a fianco del Museo Nazionale. Non ci sono striscioni o indicazioni appariscenti che vi guidino.
Escursioni e tour fuori città
Ovviamente la storia Armena e, comunque, la relativa vicinanza di Yerevan ai siti archeologici più importanti, straconsiglia qualche tour fuori porta. Anche qui se confidate nella vostra capacità di discriminare e contrattare, recandovi nei punti nevralgici (Piazza della Repubblica e l’area antistante alla “Cascata”) troverete i furgoncini delle varie guide con le loro offerte in vista, oppure potrete affidarvi all’ufficio turistico che provvede la Yerevan Card o persino prenotare tramite siti esteri specializzati (anche qui Claudia ha più di un riferimento al suo arco).
La mia esperienza con il tour “Alle radici della cristianità“, che visitava le aree storiche citate poco sopra è stata particolarmente positiva, anche grazie al sorprendente pranzo consumato presso la “Machanents House“, una casa-isola recuperata dall’artista Grigor Machanents che funge da spazio polivalente che è sia ristorante, guest-house, galleria d’arte, centro diurno per giovani e bambini. Un po’ il punto di incontro tra turismo culturale e turismo gastronomico che non potevo non apprezzare.
Pasti e vita quotidiana
E visto che siamo in tema, per quanto riguarda i pasti Yerevan offre l’imbarazzo della scelta. Non stupirà sapere che qualsiasi piatto associate all’est, involtini di vite, ravioli di trita di agnello, minestre di carne e vegetali accompagnate con panna acida, vari dolci in sfoglia con miele e impasti di frutta secca o essiccata, pide, lahmacun, qui si trova. Stante la storia millenaria è ampiamente possibile che qui sia nato.
Come detto, non conoscendo la lingua ho dovuto rivolgermi principalmente a ristoranti (anzi “Taverne”) di fascia medio alta dove ero sicuro di trovare personale che parla l’inglese, locali quindi curati nell’aspetto e nel servizio fino al sussiego in cui comunque un pasto abbondante, bevande comprese, stava tra 20 e 30 euro (chiaro, dipende anche da cosa si sceglie, alcuni piatti curatissimi possono arrivare da soli a 30€ ma sono normalmente pensati per più persone).
Tra i locali che mi sento di consigliare anche solo per una prova, la catena “Taverna Yerevan” distribuita per tutto il centro e il Pub con birra artigianale “Dors” che si trova proprio nel parco “non gentrificato” di cui raccontavo qualche paragrafo più sopra. Quest’ultimo mi ha conquistato non solo per una birra gustosissima (in Armenia hanno una tradizione tutt’altro che risibile e due birre commerciali: Ararat e Kilikia mi hanno davvero soddisfatto) ma per giovani camerieri che parlavano un ottimo inglese e gestivano un servizio rapido e “poche storie”.
Visto che ho parlato di bevande e servizio, faccio anche due precisazioni. Una cosa che mi ha stupito è che pur essendo gli alcoolici ampiamente reperibili in quanto non mi risultano divieti culturali o religiosi, nella ristorazione, soprattutto in locali economici e “giovani”, non era infrequente trovare una carta solo analcoolica in cui la facevano da padrone – con mia soddisfazione – non la inevitabile CocaCola Company ma il “Tan“, la bevanda di latte acidulo e leggermente salato che fa parte della tradizione, e le “Compota” (composte), sciroppi di frutta con in alcuni casi la frutta tagliata a pezzettoni nella bottiglia. Ripeto: gli alcoolici, sia le birre già citate ma anche i loro ottimi vini si trovano in libera vendita e anche nelle Taverne, ma in molti locali dalla frequentazione giovane e veloce potreste non trovarli.
Il servizio è invece gestito a mancia: alcuni locali moderni e chiaramente abituati ad una clientela internazionale, si permettono di specificare a menù e poi nel conto la percentuale (normalmente intorno al 10%), ma la realtà è che in ogni caso ad arrotondare non si sbaglia mai. Tenete comunque conto che al cambio di quando scrivo (Aprile 2026) la banconota da 1000 Diram Armeni equivale a circa 2.30€.
Conclusioni
Luca conclude così il racconto del suo viaggio a Yerevan: “Tirando le somme, questa mia deviazione verso rotte inconsuete, pensata in quattro e quattr’otto e altrettanto rapidamente supportata da Claudia, è stata interessante esattamente come speravo e mi ha fatto vivere qualche giorno rilassante in un’area che, soprattutto in questi mesi, normalmente non assoceremmo alla serenità”.
Io non posso che ringraziare Luca per aver condiviso con noi questa esperienza così personale e fuori dagli schemi. È anche questo modo di viaggiare, così diverso dal nostro, che ci piace raccontare qui su Travel With The Wind.
Se anche voi avete vissuto un’esperienza di viaggio e volete raccontarla sul blog, potete scriverci: ci piace dare spazio alle storie di altri viaggiatori. Modi diversi di viaggiare e di raccontare un viaggio possono diventare una fonte di ispirazione per chi legge i nostri articoli.
E se invece state pensando a un viaggio ma non sapete da dove partire, potete contattarmi su clooViaggi per costruire insieme un itinerario su misura.










Articolo interessaante e scritto molto bene!