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  • Inglese in viaggio: piccoli problemi di pronuncia
    05-09-2019
Sei qui: Destinazioni > America > Stati Uniti > Inglese in viaggio: piccoli problemi di pronuncia

Inglese in viaggio: piccoli problemi di pronuncia

Ultimo aggiornamento il 22/04/2020

Immaginate di trovarvi in viaggio e che questa conversazione tra due persone sia in inglese…

Dove vi trovate? In questa valle! Quale valle? Questa! Ma quale? QUESTA!

Non vi ricorda un po’ Raymond (alias Dustin Hoffman) in Rain Man? Quando ripeteva allo sfinimento “Chi gioca in prima base?’ Chi, Chi gioca in prima base? Chi!

Ecco in questo caso eravamo noi, dove? In questa valle, sì ma quale? Questa!!!

Contenuto dell'articolo nascondi
La necessità dell’inglese in viaggio
La nostra avventura nella Death Valley
L’imprevisto di viaggio
La telefonata in inglese
Alla fine della telefonata
Conclusioni
Altri casi in cui abbiamo sperimentato problemi di pronuncia
In Kentucky
In Maine
L’esperienza giapponese in Italia
L’esperienza coreana in Corea

La necessità dell’inglese in viaggio

La conoscenza della lingua inglese in viaggio è molto utile e spesso diventa necessaria per uscire da situazioni di difficoltà come, nel nostro caso, quando eravamo nella Death Valley in Nevada (USA).

Vi è mai capitato di trovarvi all’estero, sapere esattamente cosa dire nella lingua del vostro interlocutore e dall’altra parte trovare un’espressione di stupore come se steste parlando una lingua incomprensibile?

Questa località è talmente famosa anche in Italia che sembra quasi che noi italiani ne abbiamo “italianizzato” la pronuncia. Io sono infatti sicura che la maggior parte di voi, come noi ancora adesso, la Death Valley la pronuncia “det vallei”. Il problema è che “det”, che in inglese si scriverebbe that, significa questo/questa.

E allora Det, Def, Dif – Vallei, suonano più o meno allo stesso modo, che problema c’è, direte voi?

La nostra avventura nella Death Valley

Era il 2009, subito all’inizio del nostro on the road tra i parchi degli Stati Uniti Occidentali, e ci trovavamo nella Death Valley. Già prima di partire eravamo preoccupati per l’attraversamento della Death Valley, un po’ per le alte temperature un po’ per la mancanza di benzinai, di negozi di alimentari e di qualsiasi altro tipo servizio. D’altronde anche il nome “valle della morte” non prometteva nulla di buono.

Noi eravamo alle prime armi con i viaggi, era la prima volta che noleggiavamo un auto all’estero e la prima volta che facevamo un on the road. Ed era la prima notte che passavamo nella Death Valley: la valle della morte!

Avevamo prenotato, già dall’Italia, il pernottamento a Stovepipe Wells a due passi dalle Mesquite Sand Flat Dunes (è lì che mi sono innamorata del deserto). La sera prima avevamo già fatto un giro sulle dune al tramonto e il giorno successivo, un po’ perché avremmo voluto ammirarle di nuovo, un po’ perché i chilometri da percorrere sarebbero stati tanti, avevamo deciso di partire molto presto in modo da essere sulle dune già all’alba.

L’imprevisto di viaggio

Ci siamo quindi svegliati verso le 4 del mattino e pronti per partire mettiamo in moto la nostra auto noleggiata solo il giorno precedente.

Gabriele nota una strana luce accesa sul cruscotto, una luce che il giorno prima non c’era. Era la luce dell’acqua e non si spegneva nemmeno mettendo in moto l’auto. Cerchiamo allora il libretto con le istruzioni d’uso ma in tutto l’abitacolo non ce n’è traccia. Siccome non possiamo chiedere aiuto a nessuno, nell’hotel dormono ancora tutti, decidiamo di chiamare il numero di assistenza della compagnia di autonoleggio. Ma dove? Non abbiamo i cellulari (non era ancora l’epoca degli smartphone). Vediamo che fuori dal villaggio c’è una di quelle classiche cabine del telefono americane ma non abbiamo monete con noi. Niente paura! Il numero che dobbiamo comporre è un numero verde e non servono monetine!

La telefonata in inglese

Componiamo il numero e Gabri, con il suo “fantastico” inglese gli spiega che c’è questa spia accesa e non sa cosa fare, può proseguire? O dobbiamo andare a farla controllare? Dove?

Dall’altro capo della cornetta iniziano a fargli un po’ di domande a cui Gabri non ha alcun problema a rispondere, d’altronde all’epoca lavorava in uno studio di traduzioni tecniche e conosceva a mena dito tutte le parti dell’auto. Io non avrei nemmeno saputo dire “spia”… Il difficile però arriva quando si tratta di dirgli in quale parte del mondo ci trovavamo… Dove siamo? Io sapevo solo che eravamo nella Death Valley e come si chiamava il motel ma il nome della località? Boh…

Proviamo a dirgli che siamo nella “That Valley” e dall’altro capo del telefono ci ripetono “Which Valley?” e noi “That Valley” e loro ancora “Where?”. Dopo un bel po’ di minuti di questo dialogo inconcludente mi viene in mente che la “città” appena passata era Furnace Creek. Glielo diciamo, e, bingo! Capiscono!

Stovepipe Wells Village

Stovepipe Wells nella Death Valley

Alla fine della telefonata

Alla fine della conversazione ci chiedono di che colore era la spia dell’acqua: era blu! E ci dicono, nessun problema è solo troppo fredda, fate un po’ di chilometri e si spegnerà, se non succede fermatevi alla prossima città e richiamate! Ma io mi chiedo, non potevano chiederci subito di che colore era la spia piuttosto che insistere per decine e decine di minuti nel volere sapere dove ci trovavamo? Avremmo risolto molto prima… E invece alla fine abbiamo perso quasi un’ora… ma essendoci alzati alle 4 del mattino alle 6:15 siamo partiti, e dopo circa 15 minuti la spia si è spenta!

Conclusioni

  • Death Valley non si pronuncia “Det Vallei” ma più Def o Dif !
  • Le spie dell’auto se sono blu e non rosse non sono un problema!
  • Prima di partire per un on the road cercate il libretto dell’auto!

p.s. Volete sapere dov’era il libretto dell’auto? Era sotto la ruota di scorta! Scoperto l’ultimo giorno di viaggio.

Altri casi in cui abbiamo sperimentato problemi di pronuncia

Sempre negli Stati Uniti abbiamo almeno altri due episodi analoghi ma meno significativi per la perfetta riuscita del viaggio.

In Kentucky

Qui eravamo durante il nostro Coast to Coast, passando dal Kentucky, dopo aver pensato (giusto un attimo) di fermarci in un Kentucky Fried Chicken (KFC), quando era famoso all’estero ma non era ancora diventato catena di fast food anche in Italia, abbiamo optato per un locale, sulla strada per Louisville, che a prima vista ci ispirava.

All’ingresso ti facevano scegliere le bistecche che erano in bella mostra nel frigo-vetrina del locale. Scegliamo due bei pezzi di filetto di manzo e ci andiamo a sedere. Ordiniamo da bere e poi ci chiedono che tipo di cottura scegliamo per la carne. Noi lo sapevamo che “al sangue” si scrive Rare ma come si pronuncia? Rer? Rar? Rear? Niente, non riuscivamo a farci capire… alla fine quando finalmente capiscono ci dicono Rare con la stessa nostra pronuncia (almeno così è sembrato a noi). Non abbiamo infatti ancora capito cosa sbagliamo in questa pronuncia!

In Maine

Durante il nostro viaggio dagli Stati Uniti al Canada ci fermiamo una mattina a fare colazione in uno di quei locali tipici che ci ricordano tanto le serie tv americane degli anni ’80. Ordiniamo due waffle, quei dolci a cialda che vengono preparati versando della pastella su di una piastra bollente e che vengono poi serviti con gelato, miele, sciroppo d’acero, frutti di bosco e chissà in quanti altri modi. Io li volevo con panna e cannella, in inglese Cinnamon pronunciato in quell’occasione esattamente come si scrive. Beh la cameriera non ha capito! Alla fine gliel’ho indicato dal menu e poi mi ha detto “Sinnamon”. Cinnamon o Sinnamon mi sembra abbastanza uguale, come fanno a non capire?

Waffle con panna e cannella (cinnamon) a sinistra e con panna e frutti di bosco a destra

colazione con waffle

L’esperienza giapponese in Italia

E qui ci viene in aiuto la nostra amica giapponese Chiho. Io sono sempre stata convinta che erano loro americani a non capire e che noi italiani in qualche modo capiamo comunque, siamo più “creativi”. E invece no….

Qualche anno fa Chiho è venuta a trovarci in Italia e ci ha raccontato un po’ del suo viaggio italiano: è stata in Sicilia, a Pisa, a Venezia e poi a Capili.

All’epoca non conoscevo ancora nulla di giapponese altrimenti avrei capito ma allora per noi, questa città visitata da Chiho, era sconosciuta e lei ce ne parlava come se fosse uno dei posti più belli visti in Italia. Niente, per noi Capili era un mistero! Alla fine gli abbiamo chiesto dove si trovasse in Italia e a quale altra città era vicina. Solo dopo altre decine di domande siamo riusciti a capire che parlava di Capri.

L’esperienza coreana in Corea

Sempre con la nostra amica giapponese in Corea, siamo a cena io Gabri, Chiho e il suo ex fidanzato coreano in un locale di Seoul.

Lui ordina per tutti e ci chiede se vanno bene per noi le “Chicken Legs“. Noi ci guardiamo, capiamo che (per l’inglese stentato che avevamo noi e quello che avevano loro all’epoca, sono certamente coscette di pollo e rispondiamo: “si si ok per noi”.

Beh, quando vediamo cosa c’era nel piatto capiamo che erano proprio “Chicken Legs”: zampe di gallina! Zampe di gallina con le unghie mezze staccate sparse nel sugo!

Le abbiamo mangiate lo stesso ma che senso….

E a voi quali esperienze sono capitate con l’inglese in viaggio? Raccontatecelo nei commenti, o scriveteci su Facebook, ci fa sempre piacere leggere i vostri racconti.

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12 commenti
  1. Silvia The Food Traveler
    Silvia The Food Traveler dice:
    13/09/2019 in 10:22

    Mi avete fatto molto divertire con questo post, e soprattutto mi avete fatto venire in mente le mie disavventure con il francese.
    La volta più divertente è stata però a Londra con un’amica che non parla molto inglese, ma da Starbucks si era messa in testa di ordinare da sola. Va al banco e chiede un cappuccino, e la barista le chiede: “A tall latte?” La mia amica non capisce e la barista continua a ripetere, finché la mia amica mi guarda e mi dice: “Che cavolo dice questa? TUTTO LATTE? E che cavolo vuol dire TUTTO LATTE? Io voglio anche il caffè nel latte!”
    Eh niente, io non riuscivo a parlare a forza di ridere e ancora oggi il cappuccino tra noi lo chiamiamo “tutto latte”.

    Rispondi
    • Claudia
      Claudia dice:
      19/09/2019 in 08:13

      Che ridere “tutto latte”. Dai meno male che non ci capisco all’estero, almeno possiamo ricordarci questi episodi buffi che resteranno così scolpiti indelebili nelle nostre memorie.

      Rispondi
  2. Annalisa trevaligie-travelblog
    Annalisa trevaligie-travelblog dice:
    13/09/2019 in 10:51

    Mi capita più spesso in Francia, dove anche se parli in inglese ti rispondono in francese! Nazionalisti e pignoli. Allora quando provo a parlare in francese ti lascio immaginare. Per me basta mettere l’accento sulla lettera finale, ma non sempre è così! Un po’ come quando in Spagna pensi di risolvere tutto con una s finale!

    Rispondi
  3. francesca
    francesca dice:
    13/09/2019 in 14:20

    Io invece ho più difficoltà con la proinuncia quando mi trovo sul suolo britannico. Sarà che sono anche un po’ snob (gli inglesi), ma se non hai perfetta pronucnia, ti guardano come se avessi un pollo in testa

    Rispondi
  4. Giovy Malfiori
    Giovy Malfiori dice:
    16/09/2019 in 06:42

    L’inglese e le varie pronunce sono una mia passione. Io sono per la pronuncia British purissima e, negli USA, spesso devo usare termini diversi per farmi capire di più.

    Rispondi
  5. Valentina
    Valentina dice:
    16/09/2019 in 22:48

    Ahahah effettivamente la lingua può essere un bel problema, se poi consideriamo che il british e l’american english possono essere molto diversi tra di loro…ancora peggio!

    Rispondi
  6. Elisa
    Elisa dice:
    20/09/2019 in 10:13

    Che ridere anche se immagino sia stato frustrante sul momento. Che poi gli interlocutori magari vi capiscono anche, ma fanno di tutto per mettervi in difficoltà e fanno finta di non capire, mi è capitato qualche volta con il francese….. con l’inglese meno ma è anche vero che non sono mai stata in USA. In UK sembrano capirmi ;)

    Rispondi
  7. Carmen
    Carmen dice:
    20/09/2019 in 16:39

    Oddio che spasso, quanto ho riso e quante verità sulle nostre pronunce ho letto. Però il top resta Capili!

    Rispondi
  8. Alessandra
    Alessandra dice:
    20/09/2019 in 20:18

    Aiuto!! Mi sono immedesimata nella vostra situazione: primo noleggio auto, spia accesa e posizione anni luce dalla civiltà. Che ansia! In effetti oggi col cellulare avreste potuto inviare la vostra posizione e usare il traduttore. In casi estremi la tecnologia ci aiuta! Io parlo un inglese molto scolastico e sono talmente pigra che all’estero meno devo parlare e meglio sto. Che frana!!

    Rispondi
  9. Fabiana
    Fabiana dice:
    21/09/2019 in 18:35

    Quanto vi capisco! Lo imparai anche io a mie spese – e con conseguenti grasse risate – quando iniziai il mio Erasmus a Lisbona..
    per aver italianizzato un modo di dire, il mio coinquilino pensò che mi fossi innamorata di lui!!

    Rispondi
  10. Jessica
    Jessica dice:
    22/10/2019 in 14:42

    Che ridere! :D
    Noi invece per ordinare una bistecca al sangue ce la siamo cavata con “bloody”! :D

    Rispondi
  11. Elena
    Elena dice:
    22/08/2021 in 11:42

    A noi è capitato a Tenerife. Stavamo chiedendo le indicazioni stradali per andare dal Teide a Costa Adeje, ma lui non capiva la parola Adeje perché sbagliavamo pronuncia (ora lo so 🤣). Alla fine abbiamo cambiato destinazione. Un’altra volta invece ci è capitato in Giappone…le loro pronunce sono un po’ particolari e alcune parole non le capivano. Cmq io al tuo posto sarei entrata nel panico…😰

    Rispondi

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Viaggio da più di vent’anni insieme a Gabri, che, oltre a supportarmi in questo progetto, e sopportarmi nella vita di tutti i giorni, è colui che guida nei nostri viaggi on the road.

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