Il nostro viaggio speciale in Egitto – seconda parte – la crociera sul Nilo
Dopo avervi raccontato la prima parte di questo incredibile viaggio in Egitto, oggi entriamo nel vivo del racconto con la nostra esperienza cullati dal Nilo sul nostro “salotto viaggiante”, come abbiamo battezzato la Dahabeya, l’imbarcazione tradizionale egiziana che ci ha ospitati per una settimana indimenticabile.
Continuate a leggere per scoprire com’è stata la nostra settimana sul Nilo: ogni giorno una nuova meraviglia, tra templi nascosti, villaggi di pescatori e il piacere semplice di navigare in compagnia dei nostri compagni di avventura.
Nei prossimi paragrafi vi portiamo con noi da Assuan a Luxor, giorno per giorno, lungo il corso del Nilo e tra le emozioni di un viaggio che non dimenticheremo facilmente.
Giorno 1 – arrivo ad Assuan
Abbiamo concluso la prima parte del nostro viaggio al Cairo, quando il nostro autista ci ha accompagnati in aeroporto. Lì abbiamo atteso con un po’ di ansia i nostri compagni di viaggio, che sembravano non arrivare mai. Solo dopo abbiamo scoperto che erano rimasti bloccati nel traffico caotico della capitale e sono riusciti a raggiungerci giusto in tempo per l’imbarco.
Quel giorno, che per noi segnava la fine della tappa al Cairo, per loro era invece l’inizio: hanno visitato in tutta fretta le Piramidi di Giza, il GEM e il Museo Egizio nello stesso giorno. Noi, invece, avevamo preferito prendercela con calma e goderci queste meraviglie senza correre, una scelta di cui siamo stati più che felici.
Finalmente li vediamo arrivare e li riconosciamo subito, soprattutto perché sono insieme a Massimo Polidoro. Li andiamo ad accogliere e ci presentiamo al gruppo, che nel frattempo aveva già avuto modo di conoscersi durante la giornata. Fin dai primi scambi ci sembrano tutti simpatici: sentiamo che sarà un viaggio davvero speciale.
Saliamo quindi sull’aereo che dal Cairo ci porta ad Assuan. All’arrivo, un piccolo autobus ci accompagna fino al porticciolo dove ci attende la nostra Dahabeya.
Dopo l’assegnazione delle cabine, ci aspetta la prima cena a bordo: la tavola è elegantemente apparecchiata e il profumo della cucina egiziana ci accoglie con un sorriso. Ogni sera ci verrà servito un menù diverso, sempre composto da una zuppa di verdure, un secondo di carne o pesce con contorno e un dolce.
Andiamo a dormire con il rumore lieve dell’acqua in sottofondo, impazienti di cominciare la nostra avventura sul Nilo.
Giorno 2 – Tempio di Philae e Abu Simbel
Dopo essere andati a dormire ben oltre la mezzanotte, la sveglia alle 5 del mattino suona impietosa. Ma oggi ci attende una giornata memorabile, e la stanchezza passa subito non appena saliamo sul ponte per la colazione a buffet. Ogni mattina sulla Dahabeya sarà così: un succo di frutta fresca sempre diverso, frutta appena tagliata, datteri freschi, yogurt, brioche calde a e tante altre delizie. Oggi ci viziano con un succo di mango fresco, una vera bontà che ci dà la carica per iniziare la giornata.
Alle 6:30 partiamo in autobus e dopo pochi minuti raggiungiamo l’imbarco dove ci aspetta una piccola barca che ci porterà sull’isola di Philae. Il tempio che sorge sull’isola è dedicato alla dea Iside, simbolo dell’amore e della magia, e fu interamente smontato e ricostruito pietra per pietra negli anni ’70, quando la costruzione della diga di Assuan rischiava di sommergerlo per sempre. Oggi sorge su un’isola vicina, ed è incredibile immaginare il lavoro che hanno fatto per fargli conservare intatta la sua bellezza.
È il primo tempio egizio che visitiamo, e l’emozione è fortissima. Forse è perché è il primo, o forse perché siamo arrivati all’alba, quando l’isola era ancora immersa nel silenzio e non c’era nessuno oltre a noi. Il sole che sorge lentamente dietro le colonne scolpite rende tutto ancora più magico: un momento che rimarrà impresso nei nostri ricordi.
Terminata la visita, riprendiamo la barca e poi l’autobus che ci porterà verso Abu Simbel. Il viaggio dura circa tre ore, e ne approfittiamo per riposare un po’, gustando il pranzo al sacco che ci avevano preparato la mattina.
Quando finalmente arriviamo e ci troviamo davanti ai templi di Abu Simbel, restiamo senza parole.
Le quattro statue colossali di Ramses II ci accolgono maestose, scolpite nella roccia con una precisione che toglie il fiato. Poco più in là si trova il tempio dedicato a Nefertari, la moglie prediletta del faraone, e anche questo lascia senza parole. Le statue che la raffigurano, accanto a quelle di Ramses, sono quasi della stessa altezza: un fatto eccezionale per l’epoca, perché raramente una regina veniva rappresentata con una tale importanza. Qui, invece, Nefertari condivide la scena con il faraone, come simbolo del profondo legame che li univa.
È davvero un sogno trovarsi lì, davanti a uno dei luoghi più straordinari di tutto l’Egitto. E mentre scrivo queste righe, mi sembra quasi di rivivere quel momento: come se fosse stato un sogno a occhi aperti, sospeso tra storia, emozione e meraviglia.
Al termine della visita rientriamo in autobus verso la Dahabeya. Una volta a bordo, ci concediamo un po’ di relax mentre l’equipaggio prepara la cena. Quando ci sediamo a tavola, la barca comincia lentamente la sua navigazione sul Nilo, cullandoci nel nostro salotto galleggiante.
La serata scorre piacevolmente, tra chiacchiere e risate. Iniziamo a conoscerci meglio, anche con Massimo, che ci racconta aneddoti della sua vita e il suo legame con Piero Angela e James Randi. È un racconto affascinante, ascoltato con curiosità da tutti. Nel gruppo c’è chi, come noi, ha scelto questo viaggio proprio per viaggiare con lui, e chi invece è qui solo per l’Egitto, ma dopo una giornata così intensa ci sentiamo già un gruppo affiatato, come se ci conoscessimo da sempre.
Giorno 3 – villaggio di Kom Ombo – Tempio di Edfu
Il terzo giorno ci regala una sveglia più clemente: alle 7 ci alziamo con calma e ci aspetta una colazione deliziosa. Oggi il succo fresco è di guava (il mio preferito, insieme a quello di mango), accompagnato da toast di pane nero e marmellata di fichi. Tutto semplice ma buonissimo, e con la luce del mattino che filtra dalle finestre della Dahabeya, la giornata non potrebbe iniziare meglio.
Alle 9:30 scendiamo dalla barca per visitare un piccolo villaggio su un’isoletta del Nilo, nei pressi di Kom Ombo. Siamo ospiti di una coppia locale che ci accoglie con grande gentilezza, ci mostra le foto del matrimonio di famiglia e ci racconta la vita quotidiana del villaggio. Ci offrono un bicchiere di succo di mango fresco, poi visitiamo la scuola, dove i bambini stanno facendo lezione: ci salutano curiosi e sorridenti, felici di avere ospiti.
Rientrati sulla Dahabeya, le vele si alzano lentamente e iniziamo la navigazione, spinti solo dal vento. È la prima e unica volta in cui navighiamo così, con le vele spiegate. Di solito, infatti, la barca viene trainata da lontano da un piccolo rimorchiatore, una sorta di “trattore del Nilo” che permette di avanzare comunque senza disturbare la tranquillità del viaggio.
A pranzo ci aspetta il nostro primo buffet a bordo: un tripudio di sapori egiziani con piatti locali come il koshari, che il nostro Hassan ci descrive ogni volta con passione. Chiudiamo con frutta fresca, tra cui guava, melone e datteri appena raccolti, una vera scoperta per noi: dolci e morbidi, mai assaggiati prima di allora.
Nel primo pomeriggio scendiamo di nuovo a terra per visitare il tempio di Edfu, dedicato al dio falco Horus. È uno dei templi meglio conservati di tutto l’Egitto: camminare tra le sue colonne e i rilievi perfettamente incisi ci fa immaginare la potenza di questa antica civiltà. L’ingresso, fiancheggiato da due statue di Horus in granito nero, è imponente, e l’interno custodisce ancora il santuario con la barca sacra del dio.
Tornati sulla Dahabeya, ci godiamo un pomeriggio di navigazione tranquilla, tra chiacchiere, risate e una merenda con torta fatta in casa e tè caldo. A cena ci servono una zuppa di verdure e un ottimo pesce persico del Lago Nasser, accompagnati da contorni profumati e, per concludere, una golosa lemon pie.
Dopo cena, la Dahabeya attracca a Edfu e decidiamo di scendere per fare una passeggiata al mercato locale. Le bancarelle sono piene di spezie, stoffe colorate e profumi che riempiono l’aria: un piccolo tuffo nella vita quotidiana egiziana.
Rientrati a bordo, ci concediamo ancora un po’ di relax, grati per la giornata appena trascorsa e pronti a goderci un’altra notte cullati dal Nilo.
Giorno 4 – tempio di Esna – diga di Esna- tempio di Luxor
La giornata inizia con una colazione tranquilla alle otto e, poco dopo, partiamo per visitare il Tempio di Esna.
Appena arrivati, ci rendiamo conto di trovarci in un luogo davvero particolare: il tempio di Esna, dedicato al dio ariete Khnum, si trova diversi metri sotto il livello della città moderna, come se fosse stato protetto per secoli da un guscio di sabbia. Le colonne sono imponenti, decorate da incisioni ancora perfettamente leggibili, ma ciò che ci lascia senza parole è il soffitto astronomico.
Restaurato da poco, è di un blu profondo, costellato di stelle dorate e segni zodiacali che raccontano la visione egizia del cielo. Guardandolo, si ha davvero l’impressione di trovarsi sotto la volta celeste dell’antico Egitto. È incredibile pensare che, dopo oltre duemila anni, quei colori siano ancora lì, pronti a stupire chiunque alzi lo sguardo.
Rientriamo a bordo e poco dopo viviamo uno dei momenti più particolari del viaggio: il passaggio nella chiusa di Esna. L’acqua viene fatta scendere per permettere alla Dahabeya di passare e intorno a noi si muove un piccolo mondo galleggiante. Barchette piene di venditori si avvicinano e, con una precisione incredibile, ci lanciano vestiti e stoffe colorate da comprare.
A pranzo ci aspetta un buffet di specialità egiziane: tra tutte spicca una piramide di riso perfettamente scolpita, quasi un omaggio al simbolo più famoso dell’Egitto.
Poi la navigazione continua tranquilla, finché nel pomeriggio non avvistiamo Luxor.
Verso le 16 scendiamo e attraversiamo il Nilo su una piccola barchetta. Il sole inizia a calare proprio mentre siamo nel Tempio di Luxor, ed è difficile descrivere la magia di quel momento.
Le statue colossali, le colonne altissime e le prime luci che si accendono rendono l’atmosfera quasi surreale. Questo tempio era collegato a quello di Karnak da un lungo viale fiancheggiato da sfingi, la cosiddetta “Via delle Sfingi”, lungo la quale un tempo si svolgeva una grande processione in onore del dio Amon. Camminare in quel punto, sapendo di trovarsi dove migliaia di anni fa passavano faraoni e sacerdoti, è un’emozione difficile da descrivere.
Quando il tempio chiude, ci fermiamo in un locale molto conosciuto: il Om Kalthoum Café, dedicato alla più grande cantante egiziana di sempre. Le sue canzoni in sottofondo, le foto alle pareti e il profumo del tè alla menta creano un’atmosfera d’altri tempi.
La serata si conclude tornando sulla nostra Dahabeya, che ci aspetta dall’altra parte del fiume.
Dopo cena ci ritroviamo tutti in salotto, con Massimo che, come ogni sera, ci incanta con uno dei suoi racconti. Questa volta ci parla di Houdini e di come sia riuscito a far credere persino ad Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, di avere poteri paranormali. Con il suo modo di raccontare riesce a farci immaginare la scena come se fossimo lì, spettatori di quell’inganno perfetto.
Poi tira fuori un mazzo di carte e ci mostra qualche trucco: in quel momento capiamo davvero come Conan Doyle potesse essersi fatto incantare. Massimo è bravissimo, muove le mani con sicurezza, e tutti lo seguiamo affascinati, rapiti dai suoi gesti rapidi e dalle sue parole, mentre la Dahabeya ondeggia dolcemente sull’acqua del Nilo.
Giorno 5 – tempio di Karnak – Qena
Dopo colazione ci viene a prendere la stessa barchetta della sera prima per portarci nuovamente a Luxor. Questa volta la meta è il Tempio di Karnak, collegato a quello di Luxor dal celebre Viale delle Sfingi, lungo quasi tre chilometri. Al porticciolo ci aspetta un autobus che ci accompagna fino all’ingresso del tempio, anche se, a dire la verità, avremmo potuto andarci a piedi. Ma questo viaggio è stato pensato per farci rilassare e non stancarci troppo 😄
Il Tempio di Karnak è uno dei complessi religiosi più grandi e affascinanti dell’antico Egitto. È dedicato principalmente ad Amon-Ra, il dio del sole, ma al suo interno si trovano anche santuari e cappelle dedicati ad altre divinità come Mut e Khonsu, che insieme formavano la triade tebana.
Camminare tra le sue colonne gigantesche lascia davvero senza parole. La Sala Ipostila, con le sue 134 colonne alte fino a venti metri, è un labirinto di pietra in cui ci si sente minuscoli, ma al tempo stesso parte di qualcosa di grandioso. Ogni colonna è decorata con geroglifici e rilievi che, nonostante i millenni, conservano ancora i colori originali.
Quello che ci colpisce di più, però, è la luce. Quando il sole filtra tra le colonne, crea giochi d’ombra e riflessi che rendono l’atmosfera quasi mistica. È facile immaginare come doveva essere ai tempi dei faraoni, quando qui si svolgevano processioni solenni lungo il Viale delle Sfingi che collegava Karnak al Tempio di Luxor.
A pranzo torniamo sulla Dahabeya, che nel frattempo riprende la navigazione in direzione Qena.
Il pomeriggio trascorre in modo piacevolissimo: durante la merenda ci ritroviamo tutti attorno al tavolo con Luca, il nostro archeologo ed egittologo, che ci spiega come leggere i geroglifici e riconoscere i simboli più comuni nei templi e sulle statue. Un vero tuffo nella storia, con il Nilo che scorre lento davanti a noi.
Arriviamo a Qena nel tardo pomeriggio. La cena non è ancora pronta, così scendiamo a terra per una breve passeggiata fino al bar del porticciolo, dove ci gustiamo qualcosa di fresco. Qui troviamo una coppia di sposi impegnata in un servizio fotografico e, incuriositi, ci avviciniamo. Finisce che ci facciamo delle foto anche con loro, tra risate e sorrisi.
Quando torniamo sulla barca, ci aspetta una deliziosa cena egiziana, conclusa con un dolce tipico: la basbousa, un dolce di semolino imbevuto di sciroppo di zucchero, profumato con cocco e mandorle. Morbido, dolcissimo, perfetto per concludere la giornata.
Dopo cena ci ritroviamo ancora una volta in salotto con Massimo, che ci racconta dei sei mesi trascorsi ad Harvard, ma anche dei momenti passati con Piero Angela mentre lavoravano insieme al suo ultimo libro “La meraviglia del tutto”. Ascoltarlo è un piacere, ci parla dei loro confronti, dei progetti futuri e di quanto quell’esperienza lo abbia segnato. La serata scorre così, tra curiosità, emozioni e la solita magia del Nilo che accompagna ogni nostro giorno in Egitto.
Quando il tempio chiude, ci fermiamo in un locale molto conosciuto: il Om Kalthoum Café, dedicato alla più grande cantante egiziana di sempre. Le sue canzoni in sottofondo, le foto alle pareti e il profumo del tè alla menta creano un’atmosfera d’altri tempi.
La serata si conclude tornando sulla nostra Dahabeya, che ci aspetta dall’altra parte del fiume.
Dopo cena ci ritroviamo tutti in salotto, con Massimo che, come ogni sera, ci incanta con uno dei suoi racconti. Questa volta ci parla di Houdini e di come sia riuscito a far credere persino ad Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, di avere poteri paranormali. Con il suo modo di raccontare riesce a farci immaginare la scena come se fossimo lì, spettatori di quell’inganno perfetto.
Poi tira fuori un mazzo di carte e ci mostra qualche trucco: in quel momento capiamo davvero come Conan Doyle potesse essersi fatto incantare. Massimo è bravissimo, muove le mani con sicurezza, e tutti lo seguiamo affascinati, rapiti dai suoi gesti rapidi e dalle sue parole, mentre la Dahabeya ondeggia dolcemente sull’acqua del Nilo.
Giorno 6 – tempio di Abydos e tempio di Dendera
Sveglia nel cuore della notte, alle 4:30. Fuori è ancora buio, ma ci aspetta una delle giornate più intense di tutto il viaggio. Colazione alle cinque e alle sei siamo già sull’autobus, direzione Abydos. Siamo scortati dalla polizia, non sappiamo bene perché, ma pare che sia una prassi comune per i convogli turistici che percorrono queste strade più isolate.
Dopo un paio d’ore di viaggio arriviamo ad Abydos, un luogo sacro fin dall’antichità, dove gli egizi credevano si trovasse la tomba del dio Osiride. Qui visitiamo il Tempio di Seti I, uno dei templi meglio conservati e più raffinati di tutto l’Egitto. I rilievi sulle pareti sono incredibilmente dettagliati, le figure sembrano quasi scolpite ieri, e i colori sono ancora vivi nonostante i millenni. Il tempio è famoso per la Lista dei Re, una lunga sequenza di cartigli che riporta i nomi di tutti i faraoni precedenti a Seti: una vera enciclopedia dell’antico Egitto incisa nella pietra.
Dopo la visita riprendiamo l’autobus per raggiungere Dendera, dove si trova un altro capolavoro: il Tempio di Hathor, la dea dell’amore, della musica e della fertilità.
È uno dei pochi templi egizi con due piani visitabili e un soffitto decorato con splendide scene astronomiche, tra cui lo zodiaco di Dendera, un capolavoro di arte e conoscenza celeste. Le colonne sono decorate con il volto della dea, ripetuto più e più volte, e guardandole si ha quasi la sensazione di essere osservati da decine di occhi gentili e sorridenti. L’interno è incredibilmente ben conservato, con resti di pitture blu che rendono l’ambiente magico
Rientriamo sulla barca per pranzo, giusto in tempo per l’ultima navigazione verso Luxor.
Il pomeriggio scorre lento, tra chiacchiere e momenti di silenzio a guardare il paesaggio che si riflette sull’acqua del Nilo. È un momento di pace assoluta, perfetto per lasciare sedimentare tutte le emozioni di questi giorni.
La sera, dopo cena, accade qualcosa che non mi aspettavo: compare una torta di compleanno! Oggi è il mio compleanno e, anche se speravo che se ne dimenticassero, perché per me essere qui, in Egitto, su questa Dahabeya, era già un sogno, il pensiero mi riempie di gioia. Ci godiamo la torta tutti insieme, brindando sotto le stelle, con il dolce dondolio della barca sul fiume.
La serata prosegue come sempre, con chiacchiere tra di noi e con Massimo, che ormai è diventato uno di noi. Poi tutti a letto presto, con la sensazione che questa giornata resterà tra i ricordi più belli del viaggio.
Giorno 7 – la valle dei Re – tempio di Ashepsut e Deir el Medina
Anche oggi sveglia prima dell’alba. Alle 4:30 siamo già in piedi, alle 5 facciamo colazione e alle 6 siamo pronti a partire. Con una piccola barchetta attraversiamo il Nilo ancora immerso nella penombra, mentre il cielo inizia appena a schiarire. Dall’altra parte ci aspetta il bus che ci porterà alla Valle dei Re.
Arriviamo proprio all’alba, quando la luce del sole colora di oro le montagne che circondano la valle. L’atmosfera è magica, quasi surreale. È difficile spiegare la sensazione che si prova sapendo di trovarsi nel luogo dove riposano i più grandi faraoni dell’antico Egitto.
Entriamo in sette tombe, una più affascinante dell’altra: Ramses IV, Tausert, Ramses III, Ramses V-VI, Tutankamon, Tutmosis IV e Seti I. Ognuna ha qualcosa di unico, ma quella di Tutankamon ha qualcosa di particolare. È più piccola rispetto alle altre, ma custodisce ancora la mummia del faraone bambino, il cui volto è visibile nella teca di vetro. Pensare a Carter che, nel 1922, aprì per la prima volta quella tomba rimasta intatta per tremila anni fa venire la pelle d’oca.
La tomba di Seti I, invece, è un vero capolavoro: lunga, profonda, e con pareti interamente ricoperte di incisioni e colori ancora vivissimi. E’ probabilmente la tomba più bella della Valle dei Re.
Dopo la visita proseguiamo verso il Tempio di Hatshepsut, maestoso, scavato nella roccia, con le sue terrazze che sembrano nascere dalla montagna stessa. È dedicato all’unica donna faraone che riuscì a governare l’Egitto e noi restiamo incantati dalla sua eleganza.
La nostra ultima tappa della mattinata è Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani che costruivano e decoravano le tombe reali. Entriamo anche nelle loro piccole tombe private, incredibilmente ben conservate: scene di vita quotidiana, famiglie, offerte agli dei.
Rientriamo sulla Dahabeya per il pranzo e ci godiamo le ultime ore sul Nilo. È il momento di assaporare ogni istante.
Nel pomeriggio visitiamo il Museo di Luxor, un luogo raccolto ma pieno di tesori. Restiamo fino alla chiusura, incapaci di smettere di osservare statue, rilievi e mummie perfettamente conservate.
La sera, l’ultima, ci attende una cena di saluto con il tavolo decorato in modo speciale, più bello delle altre sere. Tra chiacchiere, risate e un po’ di malinconia, ci rendiamo conto che questo viaggio è stato davvero unico.
Poi si fanno le valigie, qualche chiacchiera ancora con Massimo e gli amici, e infine il silenzio del Nilo, che ci accompagna per l’ultima notte.
Giorno 8 – si torna a casa
Ultima sveglia all’alba, ormai il nostro corpo sembra essersi abituato a questo ritmo. Alle 4:30 siamo già in piedi, facciamo colazione in silenzio, con la Dahabeya ancora ferma lungo il Nilo. Fuori è buio e l’aria è fresca, noi salutiamo l’equipaggio che ci ha accompagnato in questa settimana e partiamo in direzione dell’aeroporto di Luxor.
Il viaggio in bus è tranquillo, tutti un po’ assonnati, ognuno immerso nei propri pensieri.
Alle 8 decolliamo da Luxor e, poco più di un’ora dopo, siamo già al Cairo.
Qui salutiamo Hassan, la nostra guida, che dopo settimane in giro per l’Egitto finalmente torna a casa. È stato un compagno prezioso, sempre sorridente e attento, e ci dispiace davvero lasciarlo.
Anche il gruppo inizia a separarsi: qualcuno ha voli diversi dai nostri, mentre noi, insieme a Massimo e ad alcuni compagni di viaggio, prendiamo il volo che ci riporterà a Malpensa. Una volta atterrati ci salutiamo definitivamente, ma con la promessa di rivederci presto.
Il viaggio è finito, ma quello che ci portiamo dentro è difficile da descrivere. Questa settimana sul Nilo è stata un sogno ad occhi aperti: i templi, la storia millenaria, le chiacchiere serali, le risate e le amicizie nate tra una riva e l’altra del fiume.
Abbiamo conosciuto persone splendide, con cui abbiamo condiviso un’esperienza che resterà per sempre nei nostri cuori.
Se anche voi sognate di vivere un viaggio come questo, cullati dal Nilo a bordo di una Dahabeya, tra templi millenari e tramonti dorati, sappiate che posso aiutarvi a realizzarlo.
Purtroppo non ci sarà Massimo a raccontarvi le storie di Houdini o di Piero Angela, ma vi assicuro che l’esperienza sarà comunque indimenticabile.
Organizzerò per voi ogni dettaglio, così potrete solo rilassarvi e lasciarvi trasportare dalla magia dell’Egitto, proprio come abbiamo fatto noi. Contattatemi!





















Lascia un Commento
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Il tuo contributo può essere utile ad altri viaggiatori.