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  • Festival della polenta di Storo, una festa da leccarsi i baffi
    01-09-2022
Sei qui: Destinazioni > Europa > Italia > Trentino Alto Adige > Festival della polenta di Storo, una festa da leccarsi i baffi

Festival della polenta di Storo, una festa da leccarsi i baffi

Ultimo aggiornamento il 31/07/2024

L’estate sta finendo ma una nuova stagione sta per arrivare, con i suoi colori, i suoi profumi e soprattutto con le sagre! Tra il Törggelen altoatesino e tutte le sagre locali c’è l’imbarazzo della scelta. Noi oggi vi parliamo della sagra della polenta celebrata durante il Festival della Polenta di Storo: un festival che si tiene tutti gli anni, nel paese di Storo (in provincia di Trento) il primo week-end di ottobre.

Contenuto dell'articolo nascondi
La polenta al centro della vita contadina
Breve storia della polenta
Polenta si, ma non tutti i giorni più volte al giorno
I diversi tipi di polenta
La farina di Storo
Il festival della polenta di Storo
Come funziona il festival della polenta di Storo

La polenta al centro della vita contadina

Ci vediamo dopo polenta! Così diceva la gente di montagna fino a non molti decenni fa quando doveva incontrarsi nel pomeriggio. Basta questa frase per capire quanto la polenta fosse importante per questa gente. Era un punto di riferimento della giornata: il mattino era “prima di polenta” e il pomeriggio era “dopo polenta”.

Il pranzo con la polenta era un momento di aggregazione per tutta la famiglia. Possiamo ancora immaginare la scena: tutta la famiglia è riunita in cucina davanti al grande focolare di pietra, la fiamma è accesa e dalla vasta cappa scura pende la catena con il paiolo in cui il capo famiglia sta rigirando la polenta. Tutti sono in trepida attesa….

Questa scena la descrive molto bene Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi (uno dei miei libri preferiti). La scena è quella della visita di Renzo alla casa di Tonio, che era andato dall’amico per farsi aiutare con il piano del “matrimonio a sorpresa” con Lucia.

Quando Renzo entra nella casa dell’amico Tonio, lo trova “in cucina, che, con un ginocchio sullo scalino del focolare, e tenendo, con una mano l’orlo d’un paiolo, messo sulle ceneri calde, dimenava, col matterello ricurvo, una piccola polenta bigia, di grano saraceno”.

Continua il Manzoni, “La madre, un fratello, la moglie di Tonio, erano a tavola; e tre o quattro ragazzetti, ritti accanto al babbo, stavano aspettando, con gli occhi fissi al paiolo, che venisse il momento di scodellare”.

La polenta era poca, i commensali molti di più e quando Renzo invita Tonio a mangiare all’osteria, Tonio accetta molto volentieri e “le donne, e anche i bimbi, non videro mal volentieri che si sottraesse alla polenta un concorrente”.

La polenta di Tonio è bigia (grigiastra), non gialla come quella che siamo soliti imaginare una polenta. Era una polenta di grano saraceno, un grano povero che in Lombardia è ancora usato ed è alla base di alcuni piatti tipici come i pizzoccheri della Valtellina e la polenta taragna.

La coltivazione del mais, il cereale che rende gialla la polenta, venne introdotto nel nord Italia solo dopo la storica carestia del 1628 raccontata dal Manzoni.

Breve storia della polenta

La parola polenta, nata dalla fusione di pollen (fior di farina) e pultes (pappe) indicava, già dai tempi dei romani. un impasto cotto sul fuoco, fatto con farina di farro ed acqua. In seguito venne poi utilizzata la stessa parola anche per quella di farina gialla.

Quando è arrivata la polenta gialla nel nord Italia? 

Qualche storico afferma che, in Friuli, si preparavano polente gialle ancora prima che Cristoforo Colombo importasse il mais dall’ America. Altri ancora danno per scontato che, dalle terre del medio oriente, si fosse importato nella Repubblica di Venezia, ma che, la sua diffusione non abbia avuto fortuna, perché non se ne conosceva l’uso alimentare. Anche quando il navigatore genovese ebbe portato quegli strani semi gialli in Spagna, il raccolto venne impiegato per molto tempo, solo nell’alimentazione degli animali. Anche Colombo non gli aveva dato molta importanza pur avendo scoperto che era la base alimentare dei popoli Maya, Atzechi e Incas.

Si dovette attendere il XVII secolo per vedere un’ampia diffusione del nuovo cereale e, insieme a quella, l’uso di preparare la polenta.

Nell’area di diffusione del mais, la polenta di farina gialla divenne in breve tempo, la regina degli alimenti. Nelle case dei villaggi, nelle baite di montagna, nei bivacchi dei boscaioli, la polenta non mancava mai, né a pranzo, né a cena.

Polenta si, ma non tutti i giorni più volte al giorno

Una volta appresa la sua preparazione, la polenta sfamò generazioni e generazioni di montanari, nei tempi buoni ma anche in quelli bui, soprattutto in quelli bui.

La sensazione di sazietà che dava aveva indotto a pensare che bastassero i suoi poteri nutritivi per mantenersi sani e in salute. I nostri antenati, poveri di tutto, si ingozzarono di polenta tre volte al giorno per lunghissimi periodi e si ammalarono di pellagra.

Era una malattia mai vista che fu classificata a metà strada fra la lebbra e lo scorbuto. Il suo nome ci dice quali erano i segni esterni: pelle secca che dopo un certo tempo si sfaldava ma non le altre gravi conseguenze sull’organismo. Anche nel Tirolo si diffuse rapidamente. Fu data la colpa all’ innocente polenta ed il consumo di mais improvvisamente precipitò. In certe zone d’Europa, fu considerata un tale pericolo che si cambiarono, frettolosamente, gli usi alimentari e la polenta sparì definitivamente dalle mense di quei popoli.

La polenta non ne aveva colpa. In Messico, dove la farina di mais era usata da lungo tempo, la farina di mais veniva tenuta a bagno in “acqua di calce”, che rendeva disponibili le vitamine (niacina in particolare, detta anche vitamina PP, Preventing Pellagra) contenute nel cereale.

Ci volle molto tempo a capire il perché dello scatenarsi di quella malattia, ma alla fine anche i nostri montanari se ne resero conto: non si può mangiare solo polenta per troppo tempo.

Dove non fu definitivamente abbandonata, l’uso di preparare la polenta di mais, si riprese e tornò in auge, come in tutta la zona delle Alpi.

I diversi tipi di polenta

Naturalmente non tutte le polente sono uguali. Per lungo tempo in Europa si preparavano polente di grano, di farro, di miglio e di farine varie. Quasi tutte sono state sostituite dalla polenta di farina di mais, segno evidente che la farina di mais piaceva di più.

Ma anche le polente di farina gialla non sono tutte uguali, variano da regione a regione e a  seconda della tradizione di ognuna. Ma non solo, ogni polenta, differisce da un’altra anche per l’acqua che viene usata, per la qualità del grano, per il tipo di macinatura e persino per la mano di chi la prepara.

La farina di Storo

La polenta di Storo è prodotta da un particolare tipo di mais (frutto di selezioni naturali) di color rosso corallo, dalle pannocchie allungate e dai chicchi piccoli e lucidi.  Questo mais ha trovato nella zona di Storo il luogo ideale per la crescita e dalla fine della seconda guerra mondiale ha soppiantato il classico mais giallo che si coltivava qui.

La farina di Storo è coltivata naturalmente in zone di montagna come la Valle del Chiese, dove l’inquinamento dell’aria e della terra è estremamente basso e presenta una concentrazione di residui di pesticidi pressoché nulla. Il mais, infatti, è una pianta che necessita di pochissimi trattamenti con antiparassitari ed ha anche un’altra caratteristica. Le pannocchie rimangono sempre protette dalle foglie per cui i chicchi non vengono mai esposti direttamente alle contaminazioni ambientali.

Nel 2000 il grano di Storo è stato riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole ed inserito nell’elenco delle produzioni tipiche da salvaguardare.

mais rosso di Storo

Il festival della polenta di Storo

Abbiamo capito che la polenta di Storo è buonissima e che gli abitanti di Storo ci tengono particolarmente alle tradizioni e quindi?

Una volta l’anno invitano tutti noi, amanti della polenta, ad assaggiare le loro specialità.

Il festival della polenta di Storo si svolge tutti gli anni nel primo week-end di Ottobre quando nelle principali piazze della cittadina si sfidano, a suon di paiolo, le migliori polente di Storo: dalla Polenta carbonera (la più classica delle polente di Storo) alla polenta Macafana (con burro e cicoria) fino ad arrivare alle polente più particolari come la Polenta di Patate, la Polenta e Noci o la Polenta e Rape. Tutte preparate dalle Pro Loco e dalle Associazioni di Storo e della Valle del Chiese.

Festival della polenta di Storo

Come funziona il festival della polenta di Storo

Ci sono due modi per assaggiare la polenta di Storo: si può partecipare attivamente come giudice per una gara all’ultima polenta oppure assaggiando le polente per cui è prevista la desìgustazione (verificate sul sito dell’organizzazione). Nel primo caso bisogna prenotare, nel secondo si può andare liberamente.

Noi vi consigliamo il primo. Acquistando la “tessera degustazione” avrete modo di assaggiare tutte ma proprio tutte le polente in gara! Quando siamo andati noi c’erano 10 polente in gara, non aspettatevi 10 piatti colmi di polenta, sono giusto degli assaggini ma vi assicuriamo che comunque, dopo 10 assaggini di polenta, non tornerete a casa affamati.

Se scegliete di fare da giudici alla manifestazione, una volta arrivati a Storo vi daranno: una tessera per votare la migliore polenta del festival, un cartoncino con tutte le polente da assaggiare che verrà obliterata ad ogni assaggio, una ciotolina, usata per degustare ogni singola la polenta (che poi potrete portare a casa), una forchetta e i tovaglioli.

festival della polenta di storo cartellino

Con la tessera degustazione sono comprese le degustazioni di tutte le polente, una bottiglietta d’acqua e 2 consumazioni di birra o vino.

Ah, ovviamente, per non perdervi per la città (difficile ma non si sa mai), vi forniranno anche una mappa dove sono indicate le piazze in cui andare per la degustazione.

festival della polenta di storo mappa

Ogni anno la sfida per la migliore polenta, giornata conclusiva del festival della polenta di Storo, sarà la prima domenica di Ottobre, non vi perdete l’evento!

Gli altri giorni del festival (venerdì sera e sabato tutto il giorno) a Storo si tengono convegni, esposizioni e vendita di prodotti tipici, esibizioni e tante attività per grandi e piccini.

Se volete fermarvi a dormire nei dintorni di Storo vi consigliamo il b&b La vecchia Tipografia, un bellissimo bed & breakfast, con punteggio di Booking di 9.6/10, che si trova a meno di 10 minuti di auto da Storo e con un ottimo prezzo.

Se preferite qualcosa di più bucolico per un relax tra le montagne della zona, vi consigliamo il b&b Chalet Chapeau, immerso nel verde a solo mezz’ora di auto da Storo.

Fateci sapere se siete riusciti ad andare al festival della polenta di Storo e soprattutto fateci sapere qual’è stata per voi la migliore polenta di Storo!

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