Chengdu: cosa vedere (oltre ai panda) e quanti giorni dedicare
Quando abbiamo iniziato a organizzare il nostro itinerario in Cina, abbiamo deciso fin da subito di non seguire il classico percorso della prima volta. Quello che include Pechino, Xi’an, Guilin e Zhangjiajie.
Abbiamo scelto invece Chengdu, Chongqing e Shanghai.
La parte più difficile è stata capire quanti giorni dedicare a ogni tappa. Alla fine abbiamo deciso di fermarci più a lungo a Chengdu, e col senno di poi è stata una delle scelte migliori del viaggio.
Abbiamo passato quasi sei giorni in questa zona. Due giorni pieni in città, poi una giornata a Leshan, due giorni a Dujiangyan e una a Qingcheng Shan. E nonostante questo abbiamo avuto la sensazione di aver solo iniziato a scoprire tutto quello che c’è da vedere.
Chengdu non è solo la città dei panda. È una destinazione completa, con tantissime cose da fare nei dintorni e un’atmosfera completamente diversa dal resto della Cina. Più lenta, più rilassata, meno caotica.
Una di quelle tappe che alla fine diventano il cuore del viaggio.
Chengdu: dove si trova e perché è ci ha sorpreso
Chengdu si trova nel sud ovest della Cina ed è il capoluogo della provincia del Sichuan. È una città enorme, con quasi 11 milioni di abitanti, ma la prima cosa che colpisce non è assolutamente la sua grandezza.
Non c’è quel caos continuo che ci si aspetta da una metropoli di queste dimensioni. Gran parte dei veicoli sono elettrici, non solo auto ma anche motorini. Il traffico c’è, ma è un traffico quasi silenzioso, molto meno invadente rispetto a quello che ci si immagina. E soprattutto una cosa: non sembra una città da 11 milioni di abitanti. È questa la cosa che ci ha sorpreso di più.
Nei parchi la vita scorre in modo completamente diverso. Si beve tè, si gioca a carte o a mahjong, si sta seduti per ore senza fretta. Anche solo fermarsi e osservare quello che succede intorno diventa parte del viaggio.
Chengdu ha una storia antichissima. Già nel IV secolo a.C. era un centro importante del Regno di Shu. Oggi questa storia si ritrova ancora in alcuni luoghi come il Jinsha Site Museum, dove si può entrare in contatto con le origini della città.
Allo stesso tempo però è anche una città moderna, con quartieri futuristici, centri commerciali enormi e schermi LED che coprono intere facciate degli edifici.
È proprio questo contrasto a renderla interessante con questa convivenza tra tradizione e modernità.
Come arrivare a Chengdu e cosa sapere prima di partire
Chengdu si trova nella parte sud occidentale della Cina. Per arrivare a Chengdu abbiamo preso un comodissimo volo Air China diretto da Milano Malpensa e in circa circa 10 ore e mezza eravamo in città.
Per quanto riguarda l’ingresso in Cina, al momento per noi italiani è sufficiente il passaporto per soggiorni brevi. Non serve il visto. Le regole però possono cambiare, quindi controllate sempre poco prima della partenza sul sito della Farnesina.
Una volta arrivati, muoversi è semplice. La metropolitana è moderna, efficiente e molto estesa. Scaricate l’app Metroman per muovervi in metropolitana, non solo a Chengdu ma in tutta la Cina. E’ semplicissimo, seguite la guida in cui abbiamo parlato di tutte le app che dovete scaricare prima di partire per la Cina.
Attenzione invece alle stazioni dei treni. Chengdu ne ha più di una.
Ad esempio per andare a Leshan si parte da Chengdu Est. Per Dujiangyan invece si parte da Xipu. Xipu è piccolissima, non serve arrivare troppo presto. Chengdu Est è l’opposto, enorme, con più ingressi (non fatevi problemi su quale scegliere, potete entrare da qualsiasi lato).
Per sapere com acquistare i biglietti dei treni potete seguire quest’altra guida.
Dove vedere i panda a Chengdu
Se state pensando a Chengdu, probabilmente lo fate anche per i panda. Ed è normale.
Il posto più famoso dove andare a vedere i panda a Chendu è il Research Base of Giant Panda Breeding. È grande, organizzato e facile da raggiungere, ma anche molto affollato. Noi abbiamo optato per qualcosa di più intimo e abbiamo scelto la Panda Valley di Dujanyan, a circa un’ora da Chengdu.
Qui gli spazi sono più ampi e immersi nella natura. I panda sono meno, ma l’ambiente è più tranquillo. Almeno così dicono perché noi non siamo stati al centro di Chegndu.
Detto questo, vi diamo la nostra impressione. Anche la Panda Valley, per quanto più naturale, ci è sembrata comunque uno zoo. Noi non siamo grandi fan di questo tipo di esperienze. Ci ha fatto piacere vedere i panda, ma non è stato come ce lo immaginavamo.
La parte più bella è stata quella dei panda rossi. Qui si muovono tra gli alberi e non sono nei classici recinti. Non aspettatevi però di camminare accanto a loro. Restano lontani e se c’è troppo rumore si nascondono.
Noi siamo saliti nella parte più alta, dove c’è meno gente. L’accesso è limitato proprio per non disturbarli. Siamo rimasti in silenzio ad aspettare e alla fine ne abbiamo visto uno attraversare il sentiero per tornare nel bosco, controllato da un guardiano.
Il resto del parco era molto affollato. Tante persone davanti ai panda attivi, nessuno davanti a quelli che dormivano. Attenzione una cosa importante da sapere è che i panda dormono molto. Passano gran parte della giornata a riposare. Per questo l’orario è fondamentale. La mattina presto è il momento migliore. Dopo le 10 o le 11 è facile trovarli tutti addormentati.
A Chengdu i panda sono ovunque
Chengdu non è solo la città dei panda nei centri di conservazione. I panda sono davvero ovunque. Li trovate nei negozi di souvenir, ma anche nei dolci, nei gelati, nei biscotti. Ci sono negozi interamente dedicati a loro.
Per strada vedrete statue di panda di ogni tipo, perfette per le foto. Nella zona di Taikoo Li ci sono anche schermi 3D con panda che sembrano uscire dagli edifici.
Ma la cosa più divertente è nei mezzi pubblici. Panda sui bus, sui sedili, sui lati degli autobus. In metro ci sono maniglie a forma di panda.
All’inizio scatterete foto ovunque. Poi diventa normale.
E vi rendete conto che qui i panda non sono solo un’attrazione. Fanno parte della città.
Cosa vedere a Chengdu
Chengdu è una città in cui, anche dedicandoci due giorni interi, non riuscirete comunque a vedere tutto quello che c’è da vedere, parco dei panda escluso. È uno di quei posti dove ha senso rallentare e scegliere, senza cercare di incastrare tutto.
Tra le cose da vedere, il People’s Park è il posto perfetto per entrare davvero nella vita quotidiana della città. Qui vedrete persone sedute a bere tè per ore, gente che gioca a mahjong, gruppi che cantano o ballano. Se avete tempo fermatevi in una casa da tè. Noi ci abbiamo anche pranzato. Non è stato il pasto più economico del viaggio, ma è stata un’esperienza carina. Ci hanno portato diversi piatti locali, tra cui i dumpling, tè e dei dolcetti, uno tipo mochi giapponese a forma di panda, ovviamente.
L’Anshun Bridge di giorno è carino, ma niente di speciale. La sera invece cambia completamente. Si illumina, si riflette sull’acqua e diventa uno dei punti più belli della città. Vale la pena passarci senza fretta.
Kuanzhai Alley è una zona di vicoli antichi restaurati. È tutto molto curato, forse anche un po’ troppo. È turistico, ma comunque piacevole. Noi ci siamo arrivati senza aspettative e alla fine siamo rimasti più del previsto.
La Jinli Ancient Street è ancora più turistica. Piena di negozi, street food e gente. Di giorno può essere caotica, ma la sera cambia completamente con le luci accese. Se dovete scegliere, andateci la sera.
Il Wuhou Shrine si trova proprio accanto alla Jinli Ancient Street ed è uno dei luoghi storici più importanti della città. Anche senza conoscere bene la storia cinese, vale la visita. Più che altro per l’insieme tra templi, statue e giardini.
Il Wenshu Monastery è invece un monastero vero, non solo turistico. Qui vedrete persone che vanno a pregare e l’atmosfera è molto più tranquilla. Fuori dal monastero ci sono anche piccole stradine con negozi e case da tè.
Il Daci Temple è uno di quei posti che raccontano bene Chengdu. È un tempio immerso nella zona più moderna della città, Taikoo Li, piena di negozi e locali. Qui ci sono anche gli schermi 3D con i panda che sembrano uscire dagli edifici.
Se siete in zona la sera, fate un salto alle Twin Towers. Si illuminano con giochi di luci. Non è qualcosa per cui spostarsi apposta, ma se siete lì vale la pena fermarsi qualche minuto.
Infine c’è il New Century Global Center. È considerato l’edificio multipiano coperto più grande al mondo. Dentro trovate davvero di tutto, negozi, ristoranti e perfino una specie di spiaggia artificiale. Più che altro è curioso da vedere, anche solo per rendersi conto delle dimensioni.
Opera del Sichuan a Chengdu
Una delle esperienze più particolari da fare a Chengdu, e che vi consiglio, è assistere a uno spettacolo dell’opera del Sichuan. Ma attenzione, non sono tutti uguali.
Molti locali turistici propongono versioni molto semplificate dello spettacolo, spesso concentrate quasi esclusivamente sul famoso cambio delle maschere: una tecnica tradizionale dell’opera del Sichuan in cui gli attori, in una frazione di secondo e senza che il pubblico riesca a capire come, cambiano maschera sul volto. Ogni maschera rappresenta un’emozione o un personaggio diverso e il passaggio è così rapido da sembrare quasi magia. È sicuramente la parte più famosa, ma da sola non racconta tutta la ricchezza di questa tradizione.
Il consiglio è di scegliere un teatro vero, dove lo spettacolo è completo. Uno dei più conosciuti è il Shufeng Yayun Theatre, che poi è quello che abbiamo scelto noi e che era a due passi dal nostro hotel.
Qui lo spettacolo non è solo il cambio delle maschere, ma un insieme di musica tradizionale, teatro e acrobazie. È un’esperienza più lunga e più varia, che permette di capire quanto questa forma d’arte sia ancora viva e radicata.
Una cosa curiosa è che quando arriverete allo spettacolo potrete anche scegliere, inclusi nel biglietto, tra un massaggio, la pulizia delle orecchie, un souvenir o un dolce.
Il massaggio è quello che consigliamo di più, perché viene fatto direttamente mentre lo show va avanti, senza interrompere l’esperienza.
La pulizia delle orecchie invece è una delle cose più particolari. Viene fatta da operatori esperti con strumenti sottilissimi, mentre siete seduti al tavolo. È un gesto tradizionale molto diffuso nei teahouse locali. È un’esperienza un po’ strana all’inizio, perché non siamo abituati, ma è molto tipica e fa parte della cultura del posto.
Leshan: molto più del Buddha gigante
Leshan è famosa per il Buddha gigante, ma non è solo quello. Prima di organizzare il viaggio ero convinta che qui ci fosse solo il Buddha gigante, perché avevo sempre visto solo le foto del Buddha gigante e infatti non ci volevo andare. Ho però poi scoperto che è un sito molto più grande e anche molto più grande di quello che immaginavo prima di andarci. Per questo, secondo me, merita almeno una giornata intera.
Leshan si trova a circa 150 km da Chengdu e, anche se online si legge che il treno veloce impiega meno di un’ora, non è una gita così veloce come sembra.
La stazione da cui partono i treni è Chengdu Est, che è enorme. A meno che non dormiate lì vicino, dovete calcolare il tempo per raggiungerla, che può essere anche di 40 minuti o un’ora a seconda di dove alloggiate. Se è il primo treno che prendete in Cina, meglio arrivare con anticipo per prendere confidenza con la stazione, perché è davvero grande e un po’ dispersiva. Ha quattro ingressi, ma non preoccupatevi, potete entrare da qualsiasi lato.
Il treno impiega circa un’ora, ma una volta arrivati a Leshan non siete ancora al parco. Da lì dovete prendere un taxi o un autobus e calcolare quasi un’altra ora.
In totale, considerate circa tre ore e mezza dal vostro hotel a Chengdu fino al Buddha. Per il ritorno mettete in conto almeno due ore e mezza.
La stazione di Leshan invece è piccola e molto più semplice. Se volete, potete anche comprare il biglietto del ritorno direttamente lì, perché i treni per Chengdu sono frequenti.
Arrivati al parco, preparatevi perché alla biglietteria vi metteranno fretta. Vi chiederanno subito se volete la crociera per vedere il Buddha dal fiume, se volete il biglietto combinato con l’Oriental Buddha Capital e se volete usare la navetta interna.
Il consiglio è di arrivare già con le idee chiare, perché sul momento non avrete tempo di decidere con calma.
Il Buddha gigante è veramente impressionante. È un Buddha scolpito nella roccia tra il 713 e l’803, durante la dinastia Tang, ed è alto 71 metri. È il Buddha in pietra più grande del mondo. Vi devo però dire che la parte che ci è piaciuta di meno è stata proprio quella del Buddha anche se ci siamo andati due volte, la prima volta al mattino appena arrivati, solo che il Buddha era controluce, e alla sera prima di uscire, per vederlo illuminato dal sole. Meglio la sera se potete scegliere quando visitarlo.
La parte più bella del parco, secondo noi, è l’Oriental Buddha Capital. L’area che si paga con un biglietto aggiuntivo. È un’area completamente diversa, con statue scolpite nella roccia, grotte, sentieri immersi nella vegetazione e molta meno gente rispetto alla zona del Buddha. Si cammina tra pareti di pietra con figure buddhiste, scalinate e percorsi che si aprono nella natura. È molto più tranquilla, più varia e decisamente più interessante da esplorare.
Se avete tempo, il consiglio è di prendere il biglietto combinato e dedicare tempo a questa parte. Se invece avete poco tempo, valutate bene. Andare fino a Leshan solo per vedere il Buddha gigante, secondo me, non vale davvero la pena.
Importante, visto che al mattino il Buddha ha il sole contro, mentre nel pomeriggio è illuminato meglio, se riuscite, organizzate la visita in modo da arrivare lì nel pomeriggio, magari dopo aver visitato l’Oriental Buddha Capital. Se scegliete di prendere la navetta dall’ingresso arrivate direttamente all’ingresso dell’Oriental Buddha Capital e quando uscite passate dal Buddha gigante. In ogni caso preparatevi a camminare tantissimo e soprattutto a fare tanti scalini.
Dujiangyan: da non perdere
A Dujiangyan tanti si fermano solo mezza giornata o massimo un giorno, giusto il tempo di vedere i panda o fare un giro veloce al sistema di irrigazione. Noi abbiamo fatto una scelta diversa. Ci siamo fermati due notti. E col senno di poi rifaremmo esattamente la stessa cosa.
Il primo giorno lo abbiamo dedicato interamente al sistema di irrigazione. È uno di quei posti che, finché non lo vedete, non capite davvero quanto sia impressionante.
È stato costruito più di 2000 anni fa, ma non è solo un sito storico. È ancora funzionante. Regola il corso del fiume Min e irriga tutta la pianura del Sichuan. È incredibile pensare che un’opera così antica sia ancora in uso oggi.
Noi ci abbiamo passato tutta la giornata senza annoiarci mai. Abbiamo anche camminato tanto (come quasi tutto il nostro viaggio in Cina). Abbiamo attraversato ponti sospesi, seguito canali in un sali e scendi tra sentieri, templi e pagode. Ci sono anche diversi punti panoramici da cui si può vedere tutto il sistema di irrigazione.
Ma la cosa che ci è rimasta di più non è stata solo quello che abbiamo visto. È stata la città.
Dujiangyan è molto più tranquilla rispetto a Chengdu. Ha un’atmosfera completamente diversa. Ci sono canali che attraversano il centro, ponticelli, luci soffuse la sera. È uno di quei posti dove viene naturale camminare senza una meta.
Abbiamo dormito in un homestay e questo ha fatto davvero la differenza. Si tratta del Wangshan Wangkong Garden Designer Homestay che si trova vicinissimo all’ingresso dell’antico sistema di irrigazione della città. I proprietari qui sono stati gentilissimi e, oltre ad averci anche aiutato a organizzare gli spostamenti, hanno preparato una torta per il compleanno di Gabri che abbiamo festeggiato insieme a loro sulla terrazza panoramica.
È una tappa che molti sottovalutano, ma secondo me è uno dei posti più belli di tutta la zona. Uno di quelli in cui torneremmo volentieri.
Qingcheng Shan: la montagna con i templi taoisti
Il Monte Qingcheng è una delle montagne più importanti del taoismo in Cina ed è considerato uno dei luoghi dove questa filosofia è nata e si è sviluppata.
Il Monte Qingcheng si raggiunge da Dujiangyan in diversi modi. Esiste un treno che arriva alla stazione di Qingcheng Shan, ma se dormite a Dujiangyan come noi non è la soluzione migliore. Potete prendere un autobus turistico che parte davanti all’ingresso del sistema di irrigazione oppure un tram veloce. Noi abbiamo scoperto il tram grazie al nostro homestay, perché non era nemmeno segnalato bene sulle mappe.
Una volta arrivati alla stazione di Qingcheng Shan, però, non siete ancora alla montagna. Dovete prendere una navetta turistica che vi porta all’ingresso. Gli autobus di linea non arrivano più fin lì.
Un’altra cosa importante da sapere è che Qingcheng Shan non è una sola. Ci sono due zone: la front mountain e la back mountain.
La front è quella con i templi taoisti ed è quella che abbiamo scelto noi. La back invece è più naturalistica, con sentieri escursionistici ma senza templi.
Appena usciti dalla stazione o scesi dal tram trovate gli autobus turistici che portano alla front mountain, quindi è abbastanza semplice orientarsi.
Una volta entrati inizia la visita vera e propria. E qui tenete conto di una cosa: si cammina tanto.
C’è la possibilità di prendere una funivia per evitare una parte della salita, ma non aspettatevi una visita comoda. Anche con la funivia si continua a camminare parecchio, tra scalinate e sentieri.
Prima della funivia c’è anche un traghetto che attraversa un piccolo lago. Noi lo abbiamo preso pensando fosse la biglietteria della funivia. Quando ci siamo accorti che era il traghetto ormai eravamo lì e abbiamo detto “vabbè, ormai andiamo”. Si può tranquillamente evitare, non cambia molto nell’esperienza.
L’esperienza al Monte Qingcheng ci è piaciuta molto, immersa nel verde, con templi lungo tutto il percorso. Se avete tempo, secondo me vale la pena inserirla nell’itinerario.
Monte Emei: alternativa a Qingcheng Shan
Un’altra delle cose da vedere nei dintorni di Chengdu è il Monte Emei. Noi non ci siamo andati, ma è una delle escursioni più famose della zona e vale la pena valutarla quando organizzate l’itinerario.
La prima cosa da sapere è che è molto diverso dal Mount Qingcheng.
Qingcheng Shan è una montagna taoista. Il taoismo è una filosofia molto legata alla natura, all’equilibrio e alla semplicità. Questo si riflette anche nella visita. Templi immersi nel verde, sentieri nella natura e un’atmosfera più tranquilla.
Il Monte Emei invece è una montagna buddhista. Fa parte delle quattro montagne sacre del buddhismo in Cina ed è una meta importante di pellegrinaggio. Qui trovate templi diversi, spesso più grandi e più frequentati, e un’impostazione più “classica” rispetto a quello che si immagina quando si pensa a un tempio in Asia.
Se non conoscete la differenza tra taoismo e buddhismo è normalissimo. Anche noi prima del viaggio non ci avevamo mai fatto troppo caso. Però è proprio questo che può aiutarvi a scegliere.
Oltre al tipo di esperienza, c’è anche una questione pratica.
Il Monte Emei è più vicino a Chengdu rispetto a Dujiangyan. Da Chengdu si raggiunge facilmente con il treno veloce in circa un’ora fino a Emeishan, e poi si prosegue con autobus o navette.
Quindi in sintesi, la scelta dipende da due cose: da dove vi trovate e che tipo di templi volete vedere.
Se siete a Chengdu e volete vedere una delle montagne sacre del buddhismo, allora il Monte Emei può essere la scelta giusta.
Se invece siete a Dujiangyan o preferite un’atmosfera più tranquilla e immersa nella natura, Qingcheng Shan è perfetta.
Dove dormire a Chengdu e Dujiangyan
A Chengdu abbiamo scelto di dormire al Wenjun Courtyard Hotel, in una zona davvero comoda e molto piacevole da vivere.
La posizione è uno dei suoi punti forti. Si trova vicino al teatro del Sichuan Opera, in una zona piena di ristorantini, piccole strade e locali dove si respira già un po’ di atmosfera autentica della città, senza però essere nelle aree più moderne e trafficate. È una di quelle zone dove la sera è piacevole rientrare a piedi, tra luci soffuse e vita di quartiere.
L’hotel ha uno stile tradizionale, con cortili interni che rendono l’ambiente più tranquillo rispetto alla città fuori. È una soluzione comoda, ben collegata ma allo stesso tempo in un contesto più caratteristico rispetto ai classici hotel internazionali.
A Dujiangyan invece abbiamo dormito al Wangshan Wangkong Garden Designer Homestay. Qui l’esperienza è stata completamente diversa. È un homestay più raccolto, immerso in un contesto molto più rilassato rispetto a Chengdu. L’atmosfera è familiare e il ritmo della città si percepisce subito più lento.
La cosa che ci è piaciuta di più è stata la terrazza sui tetti della cittadina, un angolo perfetto per fermarsi a fine giornata e godersi un tè guardando i tetti e la vita che scorre sotto.
Dujiangyan in generale ci è sembrata proprio così, più tranquilla e meno turistica, e dormire in questa struttura ha reso ancora più evidente la differenza con la città. È il tipo di posto dove la sera viene naturale fare due passi lungo il fiume senza alcuna fretta.
Quanti giorni servono per visitare Chengdu
Se state pensando di inserire Chengdu nel vostro itinerario, tenete conto che due giorni non bastano. A meno che non vogliate fare una toccata e fuga giusto per vedere i panda e poco altro.
Chengdu non è solo la città, ma tutto quello che c’è intorno. Tra il tempo per visitarla con calma, una giornata a Leshan, almeno un giorno a Dujiangyan e una a Qingcheng Shan o al Mount Emei, i giorni passano in fretta. Noi ci siamo fermati quasi sei giorni e, anche così, abbiamo avuto la sensazione di aver visto tanto ma non tutto.
Se volete vivere davvero questa parte della Cina senza correre e senza dover continuamente scegliere cosa tagliare, secondo noi servono come minimo 5 o 6 giorni pieni. Ma se avete più tempo, qui non vi annoierete di sicuro.
Potete spingervi fino al Jiuzhaigou National Park, patrimonio UNESCO, che si trova a circa due ore di treno veloce da Chengdu e merita almeno un paio di giorni pieni. Oppure potete esplorare il Monte Siguniang, conosciuto anche come le Alpi d’Oriente. In questa zona si trova anche la Wolong National Nature Reserve, una riserva dei panda meno turistica.
Se invece preferite qualcosa di più tranquillo, potete visitare alcuni villaggi storici nei dintorni di Chengdu, come Shangli, Luodai, Pingle o Jiezi.
Noi torneremo sicuramente in Sichuan, perché abbiamo ancora troppe cose da vedere e da scoprire. E voi? State pensando di andare a Chengdu ma non avete tempo, o voglia, di passare ore a organizzare tutto nel dettaglio? Scrivetemi, posso costruire io il vostro itinerario su misura.
Perché Chengdu: conclusioni
Chengdu non è solo la città dei panda. È il punto di partenza per scoprire una delle regioni più varie e interessanti della Cina.
È da qui che si inizia davvero a esplorare il Sichuan. Una zona dove, nel giro di pochi giorni, si passa da città moderne a montagne sacre, da siti storici a paesaggi naturali completamente diversi tra loro. È proprio questo che rende Chengdu così interessante. Non tanto la città in sé, ma tutto quello che c’è intorno. Le possibilità sono tantissime e difficilmente si riesce a vedere tutto in un solo viaggio, a meno di decidere di dedicare l’intero itinerario solo a questa regione.
Se state organizzando un viaggio in Cina e volete inserire qualcosa di più autentico e meno scontato, questa è una zona da considerare seriamente.
Noi sappiamo già che torneremo. Perché qui abbiamo avuto la sensazione di aver solo iniziato a scoprire tutto quello che c’è.














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